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Appunti per il dopo-pandemia: basta industrie inquinanti aiutate dai governi

L’esperienza vissuta con il Covid-19 ha ribadito la necessità di favorire un futuro diverso e migliore, anche e soprattutto in termini ambientali

«Evitare di rianimare». Così scrive l’analista George Monbio rispetto a quanto dovrebbero fare i governi con l’industria del petrolio, quella automobilistica e le compagnie aeree nel dopo-coronavirus. Nella sua rubrica settimanale sul Guardian il giornalista britannico ha detto che i governi dovrebbero sostenere solo quelle attività economiche che possono contribuire alla salvezza del Pianeta, o rilevare le attività inquinanti e indirizzarle verso tecnologie pulite.

La pandemia di Covid-19 sarebbe infatti l’occasione per creare un futuro diverso e migliore, ma potrebbe essere l’ultima: la Banca d’Inghilterra ha deciso di rilevare il debito di compagnie petrolifere come la Bp, la Shell e la Total; il governo britannico ha concesso a EasyJet un prestito da 600 milioni di sterline. Negli Stati Uniti invece il primo piano di aiuti approvato prevede 25 miliardi di dollari per le compagnie aeree, e in generale un’intensa attività di estrazione di petrolio per creare riserve strategiche, la cancellazione delle leggi contro l’inquinamento e l’esclusione delle rinnovabili. Diversi paesi europei, allo stesso modo, stanno cercando di salvare i produttori di auto e di aerei.

Eppure un recente sondaggio condotto della società francese Ipsos in 14 paesi indica che in media il 65 per cento della popolazione vorrebbe che il cambiamento climatico fosse una priorità per i piani di ripresa economica, mentre un gruppo di parlamentari britannici ha chiesto espressamente al governo, con una lettera, di salvare le compagnie aeree solo se «faranno di più per risolvere l’emergenza climatica».

In un certo senso il lockdown ha messo in evidenza il limite dell’impegno individuale: viaggiare meno aiuta, ma non basta; quest’anno le emissioni globali di anidride carbonica si ridurranno di appena il 5,5 per cento. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, per avere una possibilità di scongiurare un aumento della temperatura globale superiore a 1,5 gradi dovremmo ridurre le emissioni del 7,6 per cento all’anno per i prossimi dieci anni. 

«Per ottenere i necessari tagli alle emissioni è indispensabile un cambiamento strutturale – afferma Monbio –, che significa creare una politica industriale completamente nuova, ideata e favorita dagli stessi governi». La pandemia, poi, ha messo in luce la necessità di una migliore progettazione urbanistica, che riduca gli spazi dedicati alle auto e moltiplichi quelli per gli esseri umani; molti hanno scoperto quanto siano superflui alcuni spostamenti: i governi dovrebbero quindi partire da questa nuova consapevolezza e investire negli spazi pedonali e ciclabili, oltre che nei trasporti pubblici – continua a sostenere il giornalista britannico.

«Salviamo le persone, non le multinazionali. Salviamo le creature viventi, non i loro carnefici. Abbiamo una seconda occasione: non sprechiamola», conclude Monbio.



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