Com’è andata la presidenza Trump
Donald Trump ha reso più tossico il modo di intendere la politica per una generazione di americani: come nessun altro presidente americano del passato, ha detto numerosissime bugie – più di 22mila secondo il Washington Post –, ha diffuso teorie complottiste, ha preso importanti decisione politiche con impulsività, e si è circondato di persone fedeli più che competenti; ma ancora: è stato accusato di aver molestato decine di donne e di aver evaso le tasse per molti anni, ha sostenuto gruppi neonazisti di estrema destra, e in diverse occasione è risultato razzista, misogino o xenofobo.
E se poco dopo la sua vittoria alle elezioni presidenziali del 2016 molti avevano pronosticato che sarebbe stato un presidente anomalo, non tutti si sarebbero aspettati che avrebbe conservato un consenso così ampio tra i Repubblicani lungo il suo mandato: rispetto alle storiche esigenze del Partito Repubblicano, Trump ha effettivamente abbassato le tasse ai più ricchi e alle aziende, ha nominato centinaia di giudici conservatori, e ha reso più difficile l’accesso al territorio statunitense per i migranti.
Resta però il fatto che Trump non ha mantenuto almeno la metà promesse fatte in campagna elettorale, quando la media per un presidente è di circa un terzo, nonostante per due anni su quattro il suo partito abbia controllato sia la Camera che il Senato. Ad esempio, rispetto alla costruzione del muro al confine col Messico – forse la sua promessa più famosa – il New York Times ha scritto che finora è stata costruita una sorta di recinzione lunga 700 chilometri (molti meno dei 1.600 chilometri annunciati), ed è stata pagata dai contribuenti americani – e non dal Messico come era stato detto. Eppure la costruzione della recinzione e soprattutto la libertà garantita all’ICE, l’agenzia federale che si occupa degli ingressi irregolari, e l’adozione di controverse pratiche a danno dei migranti – come separare i bambini dai loro genitori al confine –, hanno ridotto gli arrivi irregolari a numeri che non si vedevano dagli anni Settanta.
Un’altra promessa parzialmente mantenuta e citata da molti sostenitori di Trump riguarda il taglio delle tasse del 2017: si stima che circa il 60 per cento dei soldi da allora risparmiati siano stati trattenuti dagli americani più ricchi e dalle grandi aziende, e che la riforma abbia avvantaggiato in parte alcune piccole e medie imprese; al contrario di quanto Trump aveva detto, però, il debito pubblico è cresciuto moltissimo (la promessa era quella di azzerarlo), anche prima delle spese straordinarie richieste dalla pandemia.
Nel 2017 l’amministrazione Trump ha poi deciso di ritirare gli Stati Uniti dal trattato sul clima di Parigi, sostenendo che l’Accordo avrebbe danneggiato l’economia del Paese, e definendolo ingiusto – all’epoca due soli Stati non ne facevano parte: Siria e Nicaragua. Uno studio ha stimato che le politiche di Trump potrebbero far mancare di molto gli obiettivi che aveva fissato Obama: entro il 2025 le emissioni potrebbero ridursi solo del 15-19 per cento rispetto ai livelli del 2005, invece del 26-28 per cento previsto al momento della sottoscrizione dell’Accordo.
Trump ha anche iniziato una guerra commerciale con la Cina, che continua ancora oggi ed è lontana dall’essere risolta: al momento non è chiaro se i futuri eventuali benefici per l’elettorato supereranno gli attuali svantaggi, ma ha sicuramente avute grosse conseguenze sull’economia globale; in questo modo Trump ha cancellato gli accordi commerciali che esponevano le aziende statunitensi alla concorrenza dei Paesi stranieri, ed è proprio quello che ci si aspettava da un presidente conservatore.
Ma più di tutti sul suo mandato peserà moltissimo la gestione della pandemia da coronavirus, minimizzata fin dall’inizio; il rifiuto di promuovere comportamenti consapevoli e l’utilizzo dei dispositivi di protezione più comuni, così come la critica nei confronti dei lockdown imposti dai singoli Stati, hanno portato gli Usa ad essere – a oggi – il paese con il numero di casi confermati e morti più alto al mondo.