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Femcel: il celibato involontario formato donna

Il termine “incel” identifica gli uomini involontariamente celibi per varie cause. Anche le donne possono sentirsi vittime dello stesso problema, ma quasi nessuno ci crede

Nel 1997, Alana – una studentessa canadese che ha scelto di non divulgare il suo cognome – non riusciva ad avere un appuntamento. Per trovare supporto e persone nella sua stessa condizione, decise di fondare un piccolo blog chiamato “"Alana's Involuntary Celibacy Project". Il sito raccoglieva le esperienze personali di Alana e di altre persone che come lei riscontravano difficoltà nell’allacciare relazioni interpersonali, per timidezza o altri motivi, e che quindi rimanevano soli senza il desiderio di esserlo. Il sito era molto semplice, con qualche articolo e una mailing list, e al suo interno la community poteva scambiarsi pareri e parlare apertamente delle proprie difficoltà. Con il passare del tempo, la vita sociale di Alana prese una piega migliore e il blog venne ceduto, continuando a seguire lo scopo originale come “gruppo di supporto” online.

Il concetto di “Involuntary Celibacy” venne però negli anni traslato da alcuni utenti maschi, che lo scelsero per rappresentare la propria convinzione di essere rifiutati dalle donne per via del loro aspetto fisico o di alcune connotazioni caratteriali. Si tratta degli Incel, diventati tristemente noti negli ultimi anni per via delle stragi commesse soprattutto negli Usa – tra le più famose quella di Toronto del 2018, dove il 25enne Alek Minassian si lanciò con un furgone sulla folla uccidendo 10 persone e ferendone 16. Di solito sono giovani uomini eterosessuali, che hanno difficoltà ad intraprendere relazioni con donne e che incolpano di questo la società e le donne stesse. Online si possono trovare molti forum sull’argomento, per la maggior parte decisamente misogini.

Infatti, quando la prospettiva viene ribaltata, gli stessi incel non credono all’esistenza di donne nella loro medesima condizione – e non sono gli unici.

La maggior parte delle persone che seguono le vicende internazionali ha sentito nominare almeno una volta il fenomeno degli incel, meno sanno che il termine che lo identifica è stato coniato da una donna, e ancora meno sanno che ci sono migliaia di donne che si definiscono “femcel”.

Mentre la cultura incel è stata esplorata in modo più esaustivo, la controparte femminile è da sempre ampiamente ignorata. Basta guardare i numeri di Google: una ricerca sul termine “Incel” produce 4.390.000 risultati, contro gli appena 138.000 prodotti dal termine “Femcel”.

Il motivo più ovvio per cui le femcel non sono molto discusse è l’assenza di episodi violenti legati a loro, ma in realtà dietro la poca notorietà della categoria ci sono anche (e soprattutto) gli stereotipi di genere.

Poche persone, a parte le femcel stesse, credono sia davvero possibile che le donne siano involontariamente nubili. La teoria alla base di questo pensiero è che anche le ragazze presumibilmente poco attraenti possono trovare partner sessuali, se si rendono disponibili a chiunque sia disposto ad andare a letto con loro, indipendentemente dall'aspetto o dal comportamento di questi uomini - una visione maschile particolarmente tossica delle dinamiche dell'interazione eterosessuale.

Proprio come gli uomini, molte donne sentono che il loro aspetto fisico e la loro personalità non siano abbastanza gradevoli per essere desiderabili da qualcun altro. Tutti si sentono così di tanto in tanto, ma le femcel credono che le loro inadeguatezze fisiche, mentali e cognitive siano uniche ed estreme. I problemi potrebbero essere collegati al loro aspetto, all'età, alle disabilità, alle condizioni mediche, alle malattie mentali, alle culture repressive in cui vivono o a una combinazione di queste, ma in ogni caso le femcel credono che la loro situazione sessuale sia completamente fuori dal loro controllo.

Secondo Deborah Tolman, psicologa femminista e docente di Studi femminili e di genere all'Hunter College, l'idea nasce dal mito che la sessualità maschile sia sempre mostruosa e fuori controllo; la convinzione di fondo (permeata un po’ ovunque nella società) è che il desiderio maschile sia così forte da non poter essere del tutto domato. "Questo è uno stereotipo falso e dannoso che ci fa pensare che gli uomini "devono" soddisfare i loro bisogni […] Secondo questa logica” spiega la psicologa “le donne non possono essere involontariamente nubili perché da qualche parte, a un certo punto, qualche uomo avrà bisogno di fare sesso”.

La sessualità femminile, invece, si presume che sia controllabile, o addirittura opzionale. Nel mondo capovolto della dialettica incel e di molti altri individui, quindi, le femcel non hanno senso.

Eppure, ci sono migliaia di donne che si autodefiniscono femcel e la stessa fondatrice accidentale e "paziente zero" del movimento incel è appunto una donna. L’idea che il celibato involontario sia una prerogativa maschile perché per le donne è molto più semplice avere una relazione (visto che prima o poi esisterà un uomo disposto a fare sesso con loro) è profondamente sbagliata e semplicistica, oltre che sessista. Dietro a un nubilato "forzato", possono esserci ben altre insicurezze e motivazioni strettamente private: lo stato di salute, la provenienza etnica o la collocazione geografica, la capacità economica, e infine la scelta personale di non rendersi passivamente disponibile a qualsiasi attenzione maschile. 

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