Visualeyed - Società - In Italia non sempre l'accesso alle medicine necessarie è garantito
D-Stories | Società

In Italia non sempre l'accesso alle medicine necessarie è garantito

Perché alcuni farmaci per le persone malate di cancro non sono reperibili? Viaggio nel dietro le quinte di queste mancanze

Secondo la lista aggiornata periodicamente dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), ente pubblico che opera sotto la direzione del Ministero della Salute, sono oltre 2500 i farmaci necessari non disponibili in Italia.

La mitomicina, ad esempio, è un antibiotico usato nel trattamento del cancro, per prevenire la recidiva di alcuni tipi di tumore: nell’estate 2019, a causa di problemi produttivi dell’azienda che ne detiene il brevetto, è diventato introvabile in tutto il Paese, fino a quando l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha autorizzato gli ospedali a comprare il prodotto all’estero, a un prezzo maggiore.

Una delle ragioni per cui certi farmaci non sono disponibili in Italia riguarda il cosiddetto “mercato parallelo”, un fenomeno legale che sfrutta le differenze di prezzo tra i singoli Stati europei: l’esistenza di prezzi diversi nei vari Paesi può spingere le imprese che distribuiscono i farmaci a cercare di lucrare sulle differenze. Può accadere che un’azienda compri un farmaco prodotto in Italia, dove costa meno, e lo rivenda in Paesi dove i sistemi sanitari sono disposti a pagare un prezzo più alto, come il Regno Unito; quando un farmaco entra in commercio, inoltre, non sempre è distribuito dall’azienda che lo produce: i produttori si affidano spesso a grossisti, che possono venderlo a chi vogliono.

Una ricerca condotta nel 2018 dall’associazione europea delle farmacie ospedaliere (Eahp) certifica che nella maggior parte dei casi la mancanza di farmaci provoca ritardi nelle cure, e a volte anche la loro sospensione. Di solito quando certi farmaci non sono disponibili, si può ricorrere a quelli equivalenti, tuttavia la mancanza di medicine specifiche può destabilizzare il paziente, e non sempre gli effetti di altri farmaci sono altrettanto soddisfacenti.

Le ragioni per cui un’azienda può smettere di produrre un farmaco o avere ritardi nella consegna sono diverse – la produzione, per esempio, può terminare perché non conviene più dal punto di vista economico. Quello delle medicine è inoltre un mercato particolare, con equilibri complessi: dal 2014 il 90 per cento del settore è in mano a dieci multinazionali; i siti produttivi poi sono dislocati principalmente in Europa (Francia, Italia e Svizzera su tutti) e Stati Uniti, anche se la tendenza più recente è quella di esternalizzare in Asia, risparmiando sui costi del lavoro.

Lo scoppio della pandemia ha fatto emergere la necessità di una strategia condivisa a livello comunitario; l’improvviso aumento della domanda di alcune medicine usate per i pazienti ricoverati in terapia intensiva ha reso ancora più evidenti le criticità del settore in Europa: oltre al mercato parallelo e ai problemi produttivi, è emersa una dipendenza piuttosto rischiosa da Cina e India per l’approvvigionamento di farmaci generici e per la lavorazione dei princìpi attivi. Finora l’Unione europea si è mossa soprattutto per cercare di prevenire la mancanza dei farmaci, facilitando lo scambio d’informazioni tra Paesi nonché tra questi e le aziende, prendendo atto delle distorsioni del mercato ma senza, di fatto, risolverle.

L'ultima D-Story
Agosto 30, 2022 | Ambiente
Agosto 18, 2022 | Politica
Agosto 2, 2022 | Ambiente
Originali