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L’antica scrittura segreta delle donne cinesi per non farsi capire dagli uomini

Si chiama Nüshu e risale a oltre duemila anni fa: oggi è stata riscoperta e viene insegnata all’università.

La scrittura Nüshu fu inventata nella remota contea di Jiangyong, nella regione dell’Hunan, nel sud-est della Cina, per permettere alle donne di comunicare tra loro, a partire della fine del terzo secolo a.C. Si tratta di un sistema di scrittura segreto che veniva utilizzato tra sole donne per non farsi capire dagli uomini, creato per contrastare le regole della società patriarcale e maschilista della Cina di età imperiale, dove le donne non potevano ricevere un’istruzione.

Questo pezzo della cultura cinese di recente è tornato al centro dell'attenzione: il Nüshu ora viene insegnato all’Università Tsinghua di Pechino e anche sulla popolare app WeChat, mentre la scorsa estate è arrivato in Italia, con una mostra a Venezia.

Il rinvenimento della prima scrittura in Nüshu fu «una delle scoperte più affascinanti nel campo della cultura popolare cinese», ha detto Anne E. McLaren, professoressa di lingua e letteratura cinese all’Università di Melbourne (Australia) e autrice di uno studio approfondito sull’argomento.

Il ritorno in auge della scrittura Nüshu è merito di Zhou Shuoyi, che negli anni Cinquanta scoprì la sua esistenza perché sua zia si era sposata con un uomo di un villaggio in cui c’erano donne che la parlavano ancora. Zhou iniziò così ad approfondire la lingua con l’aiuto dell’ultima donna che lo sapeva leggere e scrivere, Yang Huan-yi: nel 2003, un anno prima che morissero sia lui che la stessa Yang, pubblicò il primo dizionario della scrittura Nüshu.

Gli storici che successivamente hanno studiato il tema hanno osservato che la scrittura era particolarmente fiorente nel Diciannovesimo secolo, ma ritengono che abbia un’origine molto più antica, risalente addirittura alla dinastia cinese degli Shang, vale a dire più di tremila anni fa.

La scrittura Nüshu non era una lingua diversa da quella che le donne parlavano abitualmente, ma solo un modo diverso di scriverla, sconosciuto agli uomini, e che consentiva loro di avere una libertà di espressione che nella maggior parte delle comunità non avevano. La scrittura non era colta, era infatti usata dalle donne delle classi povere, per lo più analfabete; nella maggior parte dei casi le iscrizioni riportano le poesie tradizionali che venivano cantate durante i lavori di tessitura – «Noi tessiamo migliaia di motivi, i giovani ragazzi leggono migliaia di libri», dice un verso in Nüshu 

I simboli grafici delle scritture in Nüshu sono più allungati rispetto a quelli cinesi, e vengono cantati, anziché lette: a ogni carattere, infatti, corrisponde una sillaba o un suono, non hanno quindi alcun significato semantico, diversamente dai caratteri cinesi, che hanno un significato o rappresentano un concetto.

Secondo quanto hanno ricostruito gli storici, sorelle e amiche tramandavano la scrittura copiando i caratteri, spesso senza saperne molto di più. Come ha detto Zhao Liming, professoressa che insegna Nüshu all’Università Tsinghua di Pechino, non si tratta soltanto di una scrittura, bensì di una cultura tutta femminile «che permette alle donne di parlare con la propria voce e lottare contro lo sciovinismo maschile».

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